“Futuro Alta Carnia”: approvata la Strategia per l’area interna friulana

lunedì 5 giugno 2017
“Futuro Alta Carnia”: approvata la Strategia per l’area interna friulana

Le Alpi rappresentano una barriera naturale, che le popolazioni montane dall’Alta Carnia, in Friuli-Venezia Giulia, hanno da sempre saputo affrontare. Per collegare le valli, attraverso valichi anche impervi, alla pianura, alle città e al resto del mondo. 
Chi guarda il profilo dei monti, che rappresenta l’identità del territorio dell’Alta Carnia, ed è stato scelto come “simbolo” della Strategia “Futuro Alta Carnia”, elaborata nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI), li vedo coperti dai boschi, che ne occupano il 71%, una percentuale più che doppia rispetto al dato nazionale.
Ed è per questo che la gestione del bosco è l’elemento innovativo centrale della Strategia, approvata nel mese di marzo del 2017. Essa riguarda un territorio di 21 Comuni, che occupano un’area di quasi mille chilometri quadrati (il 12% della superficie complessiva della Regione Friuli-Venezia Giulia, quella più a nord, al confine con l’Austria), ma ospitano appena l’1,3% della popolazione residente (20.163 persone nel 2016), con una densità abitativa pari a un settimo di quella regionale.

Il territorio è tutto situato tra i 400 e i 1.400 metri sul livello del mare (con un capoluogo municipale, quello di Sauris, oltre i mille metri). Qui ogni anno la risorsa forestale cresce di un milione di metri cubi, ma oggi appena il 10% viene prelevata. Ciò rappresenta un problema, che la Strategia affronterà con la realizzazione di un “condominio forestale”: l’obiettivo è quello di conseguire una ricomposizione fondiaria, che permetta di valorizzare anche i piccoli appezzamenti di bosco attraverso una rete di imprese capace di connettere le parti più pregiate della filiera del legno; ad oggi, il legname prelevato in Friuli non è in grado di rispondere adeguatamente alla domanda già esistente sul mercato, che riguarda sia il suo utilizzo per la produzione di energia (termica ed elettrica) sia la sua trasformazione (con le eccellenze regionali nel comparto dei mobili e del parquet).
Le imprese forestali (61, in tutto) rappresentano uno dei pochi punti fermi dell’economia dell’area, occupando 148 addetti. Sono un “freno” di fronte allo spopolamento, che ha visto allontanarsi dall’area il 34% della popolazione tra il 1971 e il 2011, con un ulteriore calo del 4,3% nell’ultimo quinquennio (2011-2016).

Un altro punto di forza è rappresentato dalla produzione casearia, che come la gestione forestale è direttamente collegata a funzioni di tutela del territorio: in Carnia esistono 36 malghe da latte, il 60% di tutte quelle presenti in Regione. La Strategia “Futuro Alta Carnia”, così, individua e sostiene anche l’agricoltura di montagna, con l’obiettivo di internalizzare sul territorio la filiera agroalimentare, favorendo la nascita di imprese artigiane capaci di trasformare i prodotti.
A queste azioni verranno destinati circa 3,5 milioni di euro, pari a poco più del 35% dei finanziamenti complessivamente a disposizione della Strategia. Le altre risorse verranno destinate a migliorare la qualità dei servizi alla cittadinanza: scuola, salute, mobilità.
Nella scuola si sono delineati progetti educativi collegati alle risorse territoriali e ad esigenze di maggiori competenze spendibili anche nella prospettiva lavorativa (ad esempio, quelle linguistiche, con lo studio della lingua tedesca, e quelle informatiche). 
Un altro intervento prioritario è quello finalizzato a sostenere servizi di prossimità e domiciliarità attraverso la nascita di cooperative di comunità, che sono sostenibili nel privato-sociale e in grado di diversificare le proprie attività anche come cooperative di servizio per il settore turistico.

Infine, c’è il potenziamento del servizio di pronto intervento sanitario, anche attraverso la realizzazione di eli-superfici: esso è rivolto in particolare alla popolazione residente anziana (il 27% dei carnici ha più di 65 anni) ma diventa essenziale in un territorio che voglia sfruttare appieno la propria vocazione turistica e produttiva. 

Fonte: Agenzia per la Coesione Territoriale

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